I Soft Robot rappresentano ancora una nicchia della robotica, ma la ricerca è molto attiva e le previsioni danno un mercato in crescita, con un potenziale fatturato di più di tre miliardi di dollari per il 2023. Molteplici le sfide da affrontare per ottenere sistemi in grado di attuare movimenti precisi e complessi, con il minor dispendio di energia possibile.

Una delle principali fonti di ispirazione è la natura, e periodicamente si ha notizia di nuove scoperte e intuizioni, come nel recente caso che ha visto protagoniste le lumache di mare, denominazione generale che si riferisce a invertebrati marini con una somiglianza, spesso anche solo vaga, con le lumache terrestri; classificati come gasteropodi, termine dal greco a indicare che si spostano strisciando sul proprio stomaco, si differenziano dai più noti molluschi per l’assenza di un guscio, o conchilia, che nell’evoluzione si è eliminata o confinata all’interno del corpo dell’animale.

Il collegamento con futuri efficienti ed estremamente flessibili soft robot è da ricercarsi nella forma superficiale arricciata del loro corpo. Matematicamente, questa superficie è denominata  “inflected nonsmooth surface”, una superfice irregolare in grado di flettersi, da cui un cambiamento di direzione a seconda di come si piega. Finora nessuno aveva indagato a fondo su questa particolarità, ma a colmare la lacuna ci hanno pensato i ricercatori dell’università dell’Arizona, che hanno sviluppato un modello matematico poi applicato a un sottile film plastico, verificando che sono sufficienti le flessioni  superficiali senza allungamenti e contrazioni che comporterebbero dispendio di energia, per ottenere un movimento controllato.

La sfida ora consiste nel determinare esattamente come l’andatura in acqua che contraddistingue questi invertebrati marini sia correlata alla particolare struttura superficiale del loro corpo, per poi trasferire i risultati sperimentali alla realizzazione di soft robot flessibili che richiedono energia minima per muoversi.

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